Descrizione
Il Museo della Grafica ha sede in Palazzo Lanfranchi, sul Lungarno Galilei, a Pisa. Dentro ci sono disegni e incisioni del Novecento, in un palazzo rinascimentale nato da quattro case medievali.
Il museo, aperto nel 2007 per volontà del Comune e dell'Università, conserva le raccolte del Gabinetto Disegni e Stampe del Dipartimento di Storia delle Arti, una collezione di grafica contemporanea avviata alla fine degli anni Cinquanta da Carlo Ludovico Ragghianti.
Molti fogli sono doni degli artisti stessi o di collezionisti colti, come lo scienziato Sebastiano Timpanaro e lo storico dell'arte Giulio Carlo Argan. Le mostre temporanee raccontano la raccolta ogni volta da un'angolazione nuova, e il palazzo ne ospitava già prima dell'apertura del museo.
Anche il palazzo vale una visita. Il suo aspetto attuale viene soprattutto dalla ristrutturazione del 1535-1539, che unì quattro nuclei medievali, dal Duecento in poi. Sul retro resta una torre medievale in pietra verrucana e mattoni.
La facciata sull'Arno ha il portale spostato verso sinistra, con conci di pietra e un terrazzo sopra. Le finestre hanno timpani triangolari o semicircolari ai primi due piani e cornici in pietra al terzo.
Lungo via dei Lanfranchi si legge la storia delle case più antiche. C'è un muro lasciato senza intonaco, con archi ribassati, finestre tamponate e buche pontaie, i fori dove si infilavano le travi dei ponteggi. Al piano terra restano tre pilastri in verrucano.
Il palazzo prende il nome dalla famiglia Lanfranchi, che lo abitò per secoli, fino all'Ottocento. Si estinse nei Rasponi dalle Teste, che nel 1952 lo cedettero al Comune.
Il restauro, affidato all'architetto Massimo Carmassi, tolse perfino l'intonaco della facciata: qualcuno gridò allo scandalo. Ma sotto riemersero pitture murali e architetture medievali nascoste da secoli, e oggi si possono ricostruire le varie fasi del palazzo.
Il museo, aperto nel 2007 per volontà del Comune e dell'Università, conserva le raccolte del Gabinetto Disegni e Stampe del Dipartimento di Storia delle Arti, una collezione di grafica contemporanea avviata alla fine degli anni Cinquanta da Carlo Ludovico Ragghianti.
Molti fogli sono doni degli artisti stessi o di collezionisti colti, come lo scienziato Sebastiano Timpanaro e lo storico dell'arte Giulio Carlo Argan. Le mostre temporanee raccontano la raccolta ogni volta da un'angolazione nuova, e il palazzo ne ospitava già prima dell'apertura del museo.
Anche il palazzo vale una visita. Il suo aspetto attuale viene soprattutto dalla ristrutturazione del 1535-1539, che unì quattro nuclei medievali, dal Duecento in poi. Sul retro resta una torre medievale in pietra verrucana e mattoni.
La facciata sull'Arno ha il portale spostato verso sinistra, con conci di pietra e un terrazzo sopra. Le finestre hanno timpani triangolari o semicircolari ai primi due piani e cornici in pietra al terzo.
Lungo via dei Lanfranchi si legge la storia delle case più antiche. C'è un muro lasciato senza intonaco, con archi ribassati, finestre tamponate e buche pontaie, i fori dove si infilavano le travi dei ponteggi. Al piano terra restano tre pilastri in verrucano.
Il palazzo prende il nome dalla famiglia Lanfranchi, che lo abitò per secoli, fino all'Ottocento. Si estinse nei Rasponi dalle Teste, che nel 1952 lo cedettero al Comune.
Il restauro, affidato all'architetto Massimo Carmassi, tolse perfino l'intonaco della facciata: qualcuno gridò allo scandalo. Ma sotto riemersero pitture murali e architetture medievali nascoste da secoli, e oggi si possono ricostruire le varie fasi del palazzo.