Descrizione
Palazzo Blu è un palazzo sul Lungarno Gambacorti, a Pisa, vicino alla chiesa di Santa Cristina, noto per la facciata azzurra, il «color dell'aria». Il suo nome vero è Palazzo Giuli Rosselmini Gualandi; oggi è la sede della Fondazione Pisa e un centro di mostre.
Le sale hanno ancora la loro decorazione.
Nella stanza dei polittici, l'antica biblioteca dei conti Giuli decorata nel 1884 da Nicola Torricini, c'è il Polittico di Agnano di Cecco di Pietro, con la sua copia del 1930. La Sala Rossa era il salone da pranzo, inaugurato nel 1903 con un ballo; nella sala delle Grottesche la porta è dipinta da Antonio Niccolini.
Sotto il palazzo, durante i restauri, sono riemersi un tratto di strada del XII secolo, con i mattoni a lisca di pesce, e i resti di una torre difensiva ancora più antica. L'azzurro attuale riprende un frammento di pittura settecentesca ritrovato in facciata.
Una donna che diceva di essere figlia di un'imperatrice, un ammiraglio russo, un rapimento: nel febbraio del 1775 la «principessa Tarakanova», sospettata di complottare contro Caterina II, fu rapita in questo palazzo e riportata in Russia dall'ammiraglio Orlov.
Cosa ci facevano i russi sul Lungarno? Dal 1773 il palazzo era in affitto per conto della zarina, e fu dipinto d'azzurro, come i palazzi di San Pietroburgo. Da lì il nome: Palazzo Blu. Nel 1781 vi soggiornò Ekaterina Daškova, direttrice dell'Accademia russa delle scienze, che lo descrisse nelle sue Memorie.
Il primo nucleo risale al 1356, quando il doge Giovanni dell'Agnello ottenne il permesso di ampliare le sue case.
Il re era entrato a Pisa l'8 novembre 1494 con tremila cavalieri. Nel giugno del 1495, a un grande ballo, le nobildonne pisane implorarono qui Carlo VIII di Francia di difendere la libertà della città: tra loro c'era Camilla del Lante, che i pisani ricordano bene.
Nel 1593 Emilio Del Testa lo trasformò in un palazzo tardo-rinascimentale, e nel 1861 lo comprò il conte Domenico Giuli per 50.000 lire, rendendolo simmetrico. Nell'Ottocento era passato ai Bracci-Cambini e ai conti milanesi D'Archinto, e prima ancora, nel Settecento, la famiglia Agostini lo aveva ceduto in locazione al dottor Cesare Studiati, direttore del Collegio Imperiale Greco Russo.
Da non perdere
• La stanza dei polittici.
• La Sala Rossa.
• La sala delle Grottesche.
Lo sapevi?
• La copia del polittico è di Icilio Federico Joni, il più famoso falsario italiano del Novecento.
• Sotto il palazzo c'è un tratto di strada del XII secolo.
Le sale hanno ancora la loro decorazione.
Nella stanza dei polittici, l'antica biblioteca dei conti Giuli decorata nel 1884 da Nicola Torricini, c'è il Polittico di Agnano di Cecco di Pietro, con la sua copia del 1930. La Sala Rossa era il salone da pranzo, inaugurato nel 1903 con un ballo; nella sala delle Grottesche la porta è dipinta da Antonio Niccolini.
Sotto il palazzo, durante i restauri, sono riemersi un tratto di strada del XII secolo, con i mattoni a lisca di pesce, e i resti di una torre difensiva ancora più antica. L'azzurro attuale riprende un frammento di pittura settecentesca ritrovato in facciata.
Una donna che diceva di essere figlia di un'imperatrice, un ammiraglio russo, un rapimento: nel febbraio del 1775 la «principessa Tarakanova», sospettata di complottare contro Caterina II, fu rapita in questo palazzo e riportata in Russia dall'ammiraglio Orlov.
Cosa ci facevano i russi sul Lungarno? Dal 1773 il palazzo era in affitto per conto della zarina, e fu dipinto d'azzurro, come i palazzi di San Pietroburgo. Da lì il nome: Palazzo Blu. Nel 1781 vi soggiornò Ekaterina Daškova, direttrice dell'Accademia russa delle scienze, che lo descrisse nelle sue Memorie.
Il primo nucleo risale al 1356, quando il doge Giovanni dell'Agnello ottenne il permesso di ampliare le sue case.
Il re era entrato a Pisa l'8 novembre 1494 con tremila cavalieri. Nel giugno del 1495, a un grande ballo, le nobildonne pisane implorarono qui Carlo VIII di Francia di difendere la libertà della città: tra loro c'era Camilla del Lante, che i pisani ricordano bene.
Nel 1593 Emilio Del Testa lo trasformò in un palazzo tardo-rinascimentale, e nel 1861 lo comprò il conte Domenico Giuli per 50.000 lire, rendendolo simmetrico. Nell'Ottocento era passato ai Bracci-Cambini e ai conti milanesi D'Archinto, e prima ancora, nel Settecento, la famiglia Agostini lo aveva ceduto in locazione al dottor Cesare Studiati, direttore del Collegio Imperiale Greco Russo.
Da non perdere
• La stanza dei polittici.
• La Sala Rossa.
• La sala delle Grottesche.
Lo sapevi?
• La copia del polittico è di Icilio Federico Joni, il più famoso falsario italiano del Novecento.
• Sotto il palazzo c'è un tratto di strada del XII secolo.