Descrizione
I pisani la chiamano il «duomo vecchio». La chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno sorge sul lungarno, in una piazza che porta il suo nome, ed è tra i capolavori del romanico pisano.
Il soprannome si capisce guardando la facciata: lesene, cinque archi ciechi con oculi e losanghe, tre ordini di logge, come nella Cattedrale di piazza dei Miracoli. Il rivestimento a fasce bicrome riusa marmi romani.
La chiesa è attestata dal 1032, ma fu fondata prima del Mille. Durante la costruzione del Duomo, qui si poterono celebrare le funzioni nelle grandi solennità. Nel 1149 a consacrarla venne papa Eugenio III.
Il disegno è a forma di T con tre navate, sette campate, una cupola all'incrocio del transetto e un tetto di travi di legno a vista. Archi leggermente acuti e sottili finestre portano luce sulle pareti spesse.
Da non perdere il sarcofago romano del IV secolo, con i due coniugi scolpiti al centro, riusato per seppellire Burgundio, un giurista del Medioevo. Poi gli affreschi di Buffalmacco su un pilastro: san Bartolomeo e san Francesco, uno di spalle all'altro.
Merita uno sguardo anche il Crocifisso su tavola, con la testa del XII secolo e il resto del Duecento. Nel transetto sinistro c'è la Madonna col Bambino e santi di Turino Vanni, del 1397.
Per secoli la chiesa fu il cuore di un monastero, prima benedettino, poi vallombrosano dal 1092 al 1409, infine dei Cavalieri di Santo Stefano. Dietro l'abside c'era un chiostro, e un secondo era addossato al fianco sud.
I bombardamenti della Seconda guerra mondiale cambiarono tutto: chiostri e campanile furono demoliti, e resta solo la piccola cappella di Sant'Agata, dietro l'abside. Nel 1798, con la soppressione dell'Ordine, la chiesa divenne parrocchia. Chiusa nel 2012 per il tetto in cattive condizioni, fu restaurata anche con una raccolta fondi e tornò al culto nel 2019.
Il soprannome si capisce guardando la facciata: lesene, cinque archi ciechi con oculi e losanghe, tre ordini di logge, come nella Cattedrale di piazza dei Miracoli. Il rivestimento a fasce bicrome riusa marmi romani.
La chiesa è attestata dal 1032, ma fu fondata prima del Mille. Durante la costruzione del Duomo, qui si poterono celebrare le funzioni nelle grandi solennità. Nel 1149 a consacrarla venne papa Eugenio III.
Il disegno è a forma di T con tre navate, sette campate, una cupola all'incrocio del transetto e un tetto di travi di legno a vista. Archi leggermente acuti e sottili finestre portano luce sulle pareti spesse.
Da non perdere il sarcofago romano del IV secolo, con i due coniugi scolpiti al centro, riusato per seppellire Burgundio, un giurista del Medioevo. Poi gli affreschi di Buffalmacco su un pilastro: san Bartolomeo e san Francesco, uno di spalle all'altro.
Merita uno sguardo anche il Crocifisso su tavola, con la testa del XII secolo e il resto del Duecento. Nel transetto sinistro c'è la Madonna col Bambino e santi di Turino Vanni, del 1397.
Per secoli la chiesa fu il cuore di un monastero, prima benedettino, poi vallombrosano dal 1092 al 1409, infine dei Cavalieri di Santo Stefano. Dietro l'abside c'era un chiostro, e un secondo era addossato al fianco sud.
I bombardamenti della Seconda guerra mondiale cambiarono tutto: chiostri e campanile furono demoliti, e resta solo la piccola cappella di Sant'Agata, dietro l'abside. Nel 1798, con la soppressione dell'Ordine, la chiesa divenne parrocchia. Chiusa nel 2012 per il tetto in cattive condizioni, fu restaurata anche con una raccolta fondi e tornò al culto nel 2019.