Descrizione
La chiesa di San Francesco è la seconda chiesa di Pisa per dimensioni, dopo la cattedrale. Sorge nella piazza omonima, con il suo chiostro, ed è un grande esempio di architettura francescana a navata unica.
Quello che colpisce è la navata, larga 18 metri e poi fino a 22 vicino al transetto, tra le più ampie delle chiese toscane. Sopra si vedono le capriate di legno a vista.
Il campanile è audace: si appoggia all'interno su mensole, da due lati. La facciata in marmo di San Giuliano, iniziata nel Trecento, fu finita solo nel 1603, nell'età medicea.
Da non perdere gli affreschi della sala del Capitolo, di Niccolò di Pietro Gerini (1392), e quelli della sagrestia, di Taddeo di Bartolo (1397). Sono ancora oggi molto espressivi, anche se non perfettamente conservati.
Negli altari della Controriforma ci sono grandi tele dei migliori artisti toscani dell'epoca, come la Natività del Cigoli e l'Assunzione di Ventura Salimbeni. Dei ricchi affreschi trecenteschi restano frammenti e sinopie.
Qui è sepolto il conte Ugolino della Gherardesca, con i figli e i nipoti: quelli che, secondo Dante, morirono di fame nella torre. Da traditore, Ugolino fu messo nel chiostro, fuori dalla grande tomba di famiglia.
Solo all'inizio del Novecento i suoi presunti resti furono portati nella cappella dentro la chiesa, dopo che la grande tomba di famiglia era stata smembrata e spostata in vari luoghi.
Poi la chiesa perse quasi tutto. I furti napoleonici portarono al Louvre la Maestà di Cimabue, le Stimmate di San Francesco di Giotto e un dipinto di Benozzo Gozzoli. L'unica pala salvata, di Giunta Pisano, è oggi al Museo di San Matteo.
Nel 1863 la chiesa fu sconsacrata e diventò caserma, poi magazzino. Riaprì al culto nel 1901, con nuove vetrate disegnate da Galileo Chini e Francesco Mossmeyer, grazie a un comitato di cittadini.
Quello che colpisce è la navata, larga 18 metri e poi fino a 22 vicino al transetto, tra le più ampie delle chiese toscane. Sopra si vedono le capriate di legno a vista.
Il campanile è audace: si appoggia all'interno su mensole, da due lati. La facciata in marmo di San Giuliano, iniziata nel Trecento, fu finita solo nel 1603, nell'età medicea.
Da non perdere gli affreschi della sala del Capitolo, di Niccolò di Pietro Gerini (1392), e quelli della sagrestia, di Taddeo di Bartolo (1397). Sono ancora oggi molto espressivi, anche se non perfettamente conservati.
Negli altari della Controriforma ci sono grandi tele dei migliori artisti toscani dell'epoca, come la Natività del Cigoli e l'Assunzione di Ventura Salimbeni. Dei ricchi affreschi trecenteschi restano frammenti e sinopie.
Qui è sepolto il conte Ugolino della Gherardesca, con i figli e i nipoti: quelli che, secondo Dante, morirono di fame nella torre. Da traditore, Ugolino fu messo nel chiostro, fuori dalla grande tomba di famiglia.
Solo all'inizio del Novecento i suoi presunti resti furono portati nella cappella dentro la chiesa, dopo che la grande tomba di famiglia era stata smembrata e spostata in vari luoghi.
Poi la chiesa perse quasi tutto. I furti napoleonici portarono al Louvre la Maestà di Cimabue, le Stimmate di San Francesco di Giotto e un dipinto di Benozzo Gozzoli. L'unica pala salvata, di Giunta Pisano, è oggi al Museo di San Matteo.
Nel 1863 la chiesa fu sconsacrata e diventò caserma, poi magazzino. Riaprì al culto nel 1901, con nuove vetrate disegnate da Galileo Chini e Francesco Mossmeyer, grazie a un comitato di cittadini.