Palazzo delle Poste

Palazzo delle Poste

Piazza Vittorio Emanuele II 7. (Apri Mappa)

Descrizione

Archi, bifore, pietra e mattoni: a prima vista il Palazzo delle Poste di Pisa sembra un palazzo medievale. Invece fu inaugurato il 28 ottobre 1929, sul lato sud della grande piazza Vittorio Emanuele II, tra il centro storico e i quartieri nuovi. Il suo «stile pisano» era tutto calcolato.

Nel 1924 il Comune bandì il concorso, e vinsero gli ingegneri Federigo Severini e Giulio Buoncristiani. La stampa dell'epoca lo lodò proprio per questo: nel progetto si erano tenuti presenti alcuni fra i più pregiati esempi di architettura pisana. Il risultato è un miscuglio libero di neoromanico e neogotico.

La facciata si apre a semicerchio sulla piazza, che è rotonda. Al piano terra corre un lungo portico di archi a tutto sesto su pilastri ottagonali di pietra e, sopra, pareti di mattoni scandite da lesene, con una bifora a ogni piano e archi a ogiva sui due corpi d'angolo.

Al centro la pietra sale senza interruzione fino al tetto. Al piano nobile c'è un balcone con balaustra, a cui si affaccia una porta finestra a tre luci. Più in alto, tre bassorilievi in marmo e altri in pietra incorniciano le trifore.

Sul retro il palazzo cambia faccia: alterna pietra finta e mattoni a corpi semplicemente intonacati, con bifore e monofore. Il muretto con la cancellata in ferro battuto ricuce il tutto verso la strada.

Dentro, un atrio porta al grande salone degli sportelli, coperto da un vasto lucernario. Ai due lati ci sono due piccoli cortili trapezoidali e le scale, tra cui lo scalone principale. Ai piani superiori si trovano gli uffici, gli archivi, il refettorio e il dopolavoro.

Con il palazzo cambiò volto anche la piazza. Via palme e platani, sostituiti da pini marittimi; via la grande vasca con la fontana e i chioschi di bibite e frutta, giudicati poco adatti alla nuova realtà urbana. Nel 1929 si prevedeva accanto un palazzo del Littorio, poi sostituito dal palazzo dell'amministrazione provinciale.

Quest'ultimo somiglia moltissimo alle Poste, come un fratello: lo disegnò sempre Severini. I due edifici fanno da fondale ad esedra alla piazza e chiudono i due assi di Corso Italia e via D'Azeglio, davanti all'ampio rettifilo di viale Gramsci.