Descrizione
Il Museo delle Sinopie sta sul lato sud di piazza del Duomo a Pisa, in un lungo edificio in mattoni, l'antico Spedale Nuovo. Custodisce i disegni preparatori degli affreschi del Camposanto, nascosti per secoli sotto i dipinti.
Le sinopie sono tracciate in ocra rossa direttamente sul muro, prima di stendere l'affresco. Sono come vedere un artista mentre pensa: tratti di getto, ripensamenti, mani diverse che nell'opera finita sembrano una sola.
Nel luglio 1944 un bombardamento incendiò il tetto del Camposanto, e il piombo fuso colò sugli affreschi. Per salvarli i restauratori li staccarono dal muro. Sotto trovarono i disegni, straordinariamente conservati. I primi strappi, nel 1947, li rimisero in luce. Dal 1952 furono esposti provvisoriamente nel Camposanto, in attesa di una sede propria.
Il lavoro di artisti diversi si legge qui da vicino: Buffalmacco, Andrea Bonaiuti, Antonio Veneziano, Spinello Aretino, Taddeo Gaddi, Piero di Puccio, Benozzo Gozzoli. Tra le prove da cercare c'è quella del Trionfo della Morte.
Le sinopie sono esposte su due piani, con pannelli sulle pareti e ballatoi sospesi che permettono di guardarle da altezze diverse. In una zona multimediale una simulazione in 3D mostra il Camposanto nei secoli.
Anche l'edificio merita attenzione. Il padiglione fu costruito nel 1337 per accogliere pellegrini e malati. Il restauro del Novecento ha riportato alla luce le nicchie accanto a ogni giaciglio e la decorazione trecentesca a fasce grigie.
Da non perdere anche il grande arcone vetrato sulla piazza: da qui la Torre pendente e il Camposanto si vedono da un'angolatura insolita. Sopra il portale d'ingresso c'è un piccolo campanile a vela con una rosa dei venti.
Dentro, due capriate di legno originali sono state lasciate in vista, a ricordare il tetto antico. L'edificio servì da ospedale fino a quando, nel 1969, una parte fu destinata al museo.
Le sinopie sono tracciate in ocra rossa direttamente sul muro, prima di stendere l'affresco. Sono come vedere un artista mentre pensa: tratti di getto, ripensamenti, mani diverse che nell'opera finita sembrano una sola.
Nel luglio 1944 un bombardamento incendiò il tetto del Camposanto, e il piombo fuso colò sugli affreschi. Per salvarli i restauratori li staccarono dal muro. Sotto trovarono i disegni, straordinariamente conservati. I primi strappi, nel 1947, li rimisero in luce. Dal 1952 furono esposti provvisoriamente nel Camposanto, in attesa di una sede propria.
Il lavoro di artisti diversi si legge qui da vicino: Buffalmacco, Andrea Bonaiuti, Antonio Veneziano, Spinello Aretino, Taddeo Gaddi, Piero di Puccio, Benozzo Gozzoli. Tra le prove da cercare c'è quella del Trionfo della Morte.
Le sinopie sono esposte su due piani, con pannelli sulle pareti e ballatoi sospesi che permettono di guardarle da altezze diverse. In una zona multimediale una simulazione in 3D mostra il Camposanto nei secoli.
Anche l'edificio merita attenzione. Il padiglione fu costruito nel 1337 per accogliere pellegrini e malati. Il restauro del Novecento ha riportato alla luce le nicchie accanto a ogni giaciglio e la decorazione trecentesca a fasce grigie.
Da non perdere anche il grande arcone vetrato sulla piazza: da qui la Torre pendente e il Camposanto si vedono da un'angolatura insolita. Sopra il portale d'ingresso c'è un piccolo campanile a vela con una rosa dei venti.
Dentro, due capriate di legno originali sono state lasciate in vista, a ricordare il tetto antico. L'edificio servì da ospedale fino a quando, nel 1969, una parte fu destinata al museo.