Descrizione
La chiesa di San Michele degli Scalzi sorge nella zona est di Pisa, vicino all'Arno: un edificio romanico con la facciata di marmo, un campanile che pende più di quello del Duomo e un interno inclinato anche lui.
Il nome viene dai monaci di Santa Maria di Pulsano, sul Gargano, a cui il convento fu assegnato nel 1178. Erano detti «gli scalzi». Il terreno, in una zona un tempo semipaludosa, è cedevole: per questo tutto pende.
La facciata, incompiuta, ha un rivestimento di marmo delle cave di San Giuliano con cinque arcate cieche su colonne, oculi e losanghe. Sopra il portale centrale c'è il Cristo benedicente del 1203-1204, in posa frontale e solenne, di gusto bizantino. È una copia: l'originale è al Museo di San Matteo.
Il campanile pende di cinque gradi verso l'Arno, più della Torre pendente. È decorato con bacini ceramici islamici del XII secolo, anch'essi copie. Le tre campane suonano senza muoversi, con un battaglio elettrico, per non sollecitare la struttura.
Dentro ci sono tre navate con otto campate, colonne con capitelli romanici o di reimpiego e un tetto a capriate di legno. Da vedere il Crocifisso dipinto su tavola, in tempera e oro, del Duecento, e i resti di un affresco trecentesco con sant'Onofrio, sant'Elena e un vescovo monaco.
Nel Settecento la chiesa fu riempita di stucchi e decorazioni. All'inizio del Novecento un restauro li tolse, per riportarla all'aspetto romanico. Poi arrivò la guerra: i bombardamenti le portarono via l'intera navata destra, e l'alluvione del 1949 la danneggiò ancora.
La parete destra è oggi di cemento armato, con un'intelaiatura interna dello stesso materiale: si riconosce a colpo d'occhio tra i mattoni. Fra il 1928 e il 1952, nella piazza davanti alla chiesa c'era il capolinea di un tram.
La chiesa è legata da secoli anche al culto di sant'Ubaldo, vescovo e patrono di Gubbio, a cui i fedeli si rivolgono per essere liberati dal maligno e dai disagi mentali.
Il nome viene dai monaci di Santa Maria di Pulsano, sul Gargano, a cui il convento fu assegnato nel 1178. Erano detti «gli scalzi». Il terreno, in una zona un tempo semipaludosa, è cedevole: per questo tutto pende.
La facciata, incompiuta, ha un rivestimento di marmo delle cave di San Giuliano con cinque arcate cieche su colonne, oculi e losanghe. Sopra il portale centrale c'è il Cristo benedicente del 1203-1204, in posa frontale e solenne, di gusto bizantino. È una copia: l'originale è al Museo di San Matteo.
Il campanile pende di cinque gradi verso l'Arno, più della Torre pendente. È decorato con bacini ceramici islamici del XII secolo, anch'essi copie. Le tre campane suonano senza muoversi, con un battaglio elettrico, per non sollecitare la struttura.
Dentro ci sono tre navate con otto campate, colonne con capitelli romanici o di reimpiego e un tetto a capriate di legno. Da vedere il Crocifisso dipinto su tavola, in tempera e oro, del Duecento, e i resti di un affresco trecentesco con sant'Onofrio, sant'Elena e un vescovo monaco.
Nel Settecento la chiesa fu riempita di stucchi e decorazioni. All'inizio del Novecento un restauro li tolse, per riportarla all'aspetto romanico. Poi arrivò la guerra: i bombardamenti le portarono via l'intera navata destra, e l'alluvione del 1949 la danneggiò ancora.
La parete destra è oggi di cemento armato, con un'intelaiatura interna dello stesso materiale: si riconosce a colpo d'occhio tra i mattoni. Fra il 1928 e il 1952, nella piazza davanti alla chiesa c'era il capolinea di un tram.
La chiesa è legata da secoli anche al culto di sant'Ubaldo, vescovo e patrono di Gubbio, a cui i fedeli si rivolgono per essere liberati dal maligno e dai disagi mentali.